10. Il giorno e la notte - Zona Pastorale Borgo Panigale e Lungo Reno | Arcidiocesi di Bologna

Vai ai contenuti

10. Il giorno e la notte

La zona pastorale > Ambito catechesi
Gv. 9

4 Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare.
5 Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo".
Gv. 8

12 Di nuovo Gesù parlò loro: "Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita".
Le due frasi del Signore sono contenute in due episodi famosi del vangelo di Giovanni: la guarigione del cieco nato e l’adultera. Entrambe sono situazioni in cui l’agire del Signore “illumina”.
Illumina gli occhi del cieco nato e permette così ai discepoli di capire che non c’è relazione alcuna tra le colpe e la malattia di quell’uomo, come se essa fosse la punizione voluta da Dio Padre, e al termine del processo all’adultera sorpresa in flagrante dice apertamente che quel modo d’agire inconsueto, concederle il perdono invece che la lapidazione, è conforme al volere del Padre che lui stesso, come luce che squarcia le tenebre, rivela al mondo rinchiuso all’interno di un legalismo senza misericordia.
Entrambe le pagine di vangelo sono assai ricche di insegnamenti spirituali ed anche molto adatte al tempo di quaresima che stiamo vivendo, ma vogliamo fissare la nostra attenzione su un passaggio del discorso di Gesù che, appunto in tanta abbondanza di spunti importanti, a volte non viene approfondito.
Gesù, nell’apprestarsi a guarire la cecità di quell’uomo, parla alla prima persona plurale “noi”: “Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato ... “, non parla al singolare: “Devo compiere ... “.
Nel contesto dell’episodio evangelico sta parlando ai discepoli, quindi a noi.
Anche per noi vale, dunque, quel contrasto ineludibile di cui Gesù parla; c’è un “giorno” in cui si può operare la volontà del Padre e, al contrario, c’è una “notte” in cui nessuno può operarla.
Poiché è chiaro che non sta parlando delle parti di una giornata, a cosa allude il Signore?
Due considerazioni ci aiutano a orientare il nostro pensiero: la prima è appunto la frase di Gesù detta poco prima nel vangelo, appena dopo aver graziato l’adultera (Gv 8, 12).
Lui è la luce che rende evidente che il mondo è nelle tenebre. Lui è la luce che illumina il cammino umano veritiero (il contrasto tra l’agire miope dei farisei legalisti e la carità misericordiosa del Figlio mostra il volere del Padre nello Spirito).
 
La seconda è insita nella struttura stessa del vangelo di Giovanni che organizza il suo racconto sulla base di “sei segni o segnali” che conducono ad una conclusione, così come il racconto della creazione è basato su “sei giorni” di azione di Dio che conducono al suo riposo conclusivo.
La guarigione del cieco nato è uno di questi segnali che tracciano il percorso verso la “nuova creazione” che si compie nella passione, morte e resurrezione di Gesù. Questi sono gli eventi che, consacrandolo come Sommo sacerdote eterno a favore dell’umanità, la ricongiungono con Lui per sempre a Dio Padre.
Sei giorni per compiere la prima creazione e sei segni che portano a contemplare nella fede la nuova creazione dell’umanità; meritata e ottenuta per tutti da Gesù, con il suo agire obbediente al Padre nello Spirito pur a costo della vita.
Aver fede in questo dono unico, e quindi agire di conseguenza, costituisce il “giorno”, non credere in questo costituisce la “notte”, nella quale è impossibile compiere le opere del Padre.
Essere senza Gesù, senza fede in Lui e quindi senza aderire al suo insegnamento, equivale ad essere incapaci di agire nel mondo il bene voluto dal Padre, perché solo l’agire di Gesù Cristo insegna e corrisponde all’agire umano progettato dal Padre nell’atto creativo.
Non occorre puntualizzare che agire nel mondo il bene voluto dal Padre per mezzo nostro, equivale esattamente al senso e allo scopo della nostra vita terrena, della nostra esistenza stessa.
Ora è ben vero che Gesù è inimitabile da qualsiasi persona umana, ma è altrettanto vero che ci ha lasciato in patrimonio nella Chiesa i suoi sette Sacramenti, tramite i quali Lui stesso ci recupera sempre, se lo vogliamo, e ci rimette in grado di camminare alla sua luce e nella giusta direzione.
Occorre quindi ben comprendere che i nostri “occhi umani” (ovvero supporre di possedere la capacità di autonomamente ben determinare le nostre scelte di vita), anche quelli che hanno dieci decimi di vista, soffrono in realtà di una “cecità naturale” che lui solo può togliere.
 
Lui è il giorno, tutto il resto è notte. Lui insegna il vero, tutto il resto è falso.
Torna ai contenuti