14. Le tane e i nidi - Zona Pastorale Borgo Panigale e Lungo Reno | Arcidiocesi di Bologna

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14. Le tane e i nidi

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Mt. 8

8 Vedendo Gesù una gran folla intorno a sé, ordinò di passare all'altra riva.
19 Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: "Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai".
20 Gli rispose Gesù: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".
21 E un altro dei discepoli gli disse: "Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre".
22 Ma Gesù gli rispose: "Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti".
23 Essendo poi salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono.
 
 

Uno scriba, cioè un dottore della legge, uno specialista dello studio della Bibbia e incaricato di spiegarla al popolo, una di quelle figure che nei vangeli sono dei duri oppositori di Gesù, è restato così colpito dei suoi insegnamenti che decide di diventare suo discepolo e seguirlo ovunque, anche se Gesù per sfuggire alla folla che lo attornia decide di trasferirsi “all’altra riva”, alla parte opposta del lago di Gennesareth, la riva del lago che appartiene al territorio della Decapoli non ad Israele.
 

Gesù dovrebbe essere felice d’aver guadagnato un simile discepolo, una persona così significativa che decide di seguirlo con entusiasmo ovunque, anche fuori da Israele. Un maestro in Israele vuol farsi discepolo di Gesù e, come si usava fare allora, mettersi al seguito del maestro per ascoltarne gli insegnamenti e i discorsi.
 
La risposta di Gesù sembra invece quasi orientata a voler dissuadere lo scriba, sembra dirgli: “Guarda che io sono povero, pensaci bene prima di seguirmi. Sono messo peggio degli animali, non ho nemmeno una casa”.
 

“Le volpi hanno una tana e gli uccelli del cielo i loro nidi”, perché Gesù usa questo esempio quasi poetico, perché tira in ballo proprio loro, non poteva dire per esempio “le pecore hanno un ovile e le colombe hanno il nido tra le rocce” usando così tipici esempi biblici più noti ad uno scriba?
 
Gli animali, dal punto di vista ebraico, non sono tutti uguali, ci sono gli animali puri e quelli impuri, gli animali che si possono mangiare tranquillamente e quelli che se vengono usati come cibo fanno perdere la purità indispensabile per accedere ai riti nel tempio. Alcuni sono utili altri inutili.
 
Le volpi sono impure perché carnivore, mangiano le carni di altri animali assieme al suo sangue, e questo è proibito. Gli uccelli del cielo non hanno padroni e mangiano dove capita quel che non gli appartiene, sono quindi come dei ladri e per questo generalmente non usati come cibo, gli unici uccelli usati normalmente come cibo erano gli animali da cortile, il pollame, che ha un padrone e mangia in casa sua.
 
Quindi il significato vero della frase di Gesù non è volto ad evidenziare la sua povertà, ma invece intende dire ad uno scriba abituato ad essere un personaggio importante: “Se vuoi seguirmi devi renderti conto che mentre animali che sono sostanzialmente inutili hanno una loro casa, io che sono il maestro e tu lo hai capito, ho deciso di non averla, quindi se vuoi seguirmi devi imitarmi in questa scelta di profonda umiltà”.
 

A Gesù non interessa essere “attorniato da una folla che lo elogia”, interessa invece, poiché è cosciente di essere il solo “maestro”,  d’essere capito dai suoi discepoli. Se si fraintende il suo insegnamento il danno è grande. Soprattutto è un grande errore seguirlo per uno scopo sbagliato.
 
Lo scriba potrebbe essersi interessato a Gesù attratto dal successo che aveva tra la folla, un successo cui anche lui ambiva, con la sua frase Gesù intende istruirlo sulla realtà del suo discepolato che è quella opposta.
 
Seguirlo richiede soprattutto umiltà, questo intende dire Gesù con il suo esempio.     
 
L’episodio del secondo discepolo indica invece l’importanza assoluta di seguirlo. Se non lo si segue si è come morti, si rinuncia alla vita.
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