17. Un padre e un figlio - Zona Pastorale Borgo Panigale e Lungo Reno | Arcidiocesi di Bologna

Vai ai contenuti

17. Un padre e un figlio

La zona pastorale > Ambito catechesi
Lc. 11

11 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe?
12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?
13 Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!".
 
 

Anche questo brano di Luca è pieno di sottili simboli da tradurre. Non è un brano così semplice da interpretare.
 
Chi è il padre e chi è il figlio?
 
Cosa significano la pietra, la serpe o lo scorpione? E il pane, il pesce o l’uovo?
 
Perché è, infine, lo Spirito Santo il dono del Padre celeste?
 
 
In questo brano il rapporto tra un figlio che chiede cibo perché ha fame e un padre che glielo procura, rappresenta il rapporto fra l’umanità intera e Dio Padre.
 
Perché si generi un rapporto tra un essere umano e Dio occorre che l’essere umano si accorga d’essere bisognoso, di non essere autosufficiente, deve accorgersi d’aver “fame”.
 
Quindi, così come un figlio si rivolge con fiducia a suo papà sapendo che non potrà negargli il suo aiuto e che, anche se non perfettamente buono in quanto umano come lui, non gli negherà il cibo necessario alla vita terrena;  con lo stesso sentimento di fiducia il fedele si rivolgerà a Dio Padre per chiedergli il cibo necessario alla vita spirituale.
 
 
Gesù è sempre interessato al bene di tutto l’uomo, ma soprattutto è interessato al suo bene spirituale. Ci insegna che le nostre richieste devono essere orientate prima di tutto alle nostre necessità spirituali, quelle necessità sono le primarie.  
 
Le persone che si dicono atee molto spesso non hanno vera vita spirituale, perché confondono altri aspetti legati al mondo mentale, intellettuale o speculativo, con la spiritualità, con ciò che è veramente spirituale, cioè solo il rapporto con Dio.  
 
L’arte, la scienza, l’estetica, le idee filosofiche, l’amore per la natura o per gli animali o per la musica non sono esempi di vita spirituale.
 
 
Quando noi preghiamo il Padre e gli sottoponiamo le nostre necessità: la salute, il lavoro, la serenità familiare, la buona stagione, le nostre difficoltà morali ecc. ecc. ma tralasciamo poi sempre di chiedergli, la volontà di leggere le scritture, il desiderio di stare a tu per tu con lui nella preghiera personale, la meditazione sul fine della nostra vita (che non è la fine della nostra vita!), la riflessione sui sacramenti ricevuti, allora è come se gli chiedessimo, involontariamente ma con decisione, la pietra, la serpe, lo scorpione, che ovviamente non ci darà.
 
Gesù ci insegna che la richiesta del pane, del pesce e dell’uovo che i padri terreni non negano ai figli, corrisponde alla richiesta dello Spirito Santo fatta al Padre celeste. Se lo chiediamo certamente lo concederà. Perché ci è necessario più del pane!
 
Occorre aver “fame di Spirito Santo”, occorre saper comprendere che se siamo fatti di corpo e di anima, non possiamo soffermarci solo sui bisogni materiali, sociali, politici, ecologici e nemmeno solo morali. Dobbiamo alimentare la nostra vita spirituale tanto quanto quella materiale, se vogliamo mantenere in equilibrio la nostra umanità, e camminare in una vita appagata e serena.
 
L’insoddisfazione, l’ansia, le turbe psichiche come gli esaurimenti, sono anche segni di troppo scarsa vita spirituale, segni di una fame interiore inappagata.
Torna ai contenuti