25. Chi scandalizza uno di questi piccoli ... - Zona Pastorale Borgo Panigale e Lungo Reno | Arcidiocesi di Bologna

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25. Chi scandalizza uno di questi piccoli ...

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Mt. 16

24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua.
25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
 
 
Mc. 8

34 Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua.
35 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà.
 
 
Gv. 12

25 Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.

 
Il concetto è riportato da tre evangelisti e mentre Matteo e Marco pongono il dilemma tra salvare o perdere la vita che già non è poco, addirittura Giovanni parla della necessità di odiare la propria vita per salvarla.

 
La vita è dono di Dio, non è nostra proprietà, tanto è vero che moriamo.
 
Le traduzioni antiche usavano al posto del termine “vita” l’espressione “la propria anima”, come equivalente di: “sé stesso”, o di “persona”, o di “esistenza terrena”.  
 
Il concetto che questi termini intendono esprimere in termini semplici è: amare sé stessi (essere egoisti) equivale a perdersi, odiarsi in questo mondo, cioè donarsi, equivale a custodirsi per la vita eterna.
 
Si tratta di una proposta umanamene strana, una di quelle esigenze radicali e sconvolgenti del vangelo.

 
Tutto diventa più chiaro se quanto Gesù domanda viene messo in relazione con ciò che egli ha personalmente fatto.
 
Gesù ha accettato di consumarsi, spendere la sua vita, pur di non venir meno alla missione affidatagli da Dio per tutti. Questo suo comportamento, che lo ha condotto alla morte, gli è però valso la vita gloriosa. La sua è stata una morte feconda.

 
Ora la vicenda e il destino di Gesù devono prolungarsi nell’impegno del cristiano. La vita non è un bene da conservare egoisticamente, ma da spendere per la causa di Cristo, per colui che mi ha salvato.

 
Gesù non chiede di disprezzare la propria vita né intende minacciare la dannazione eterna, invita a preferire decisamente la sua causa, a seguire il suo esempio, a giocare la vita per lui, a non cedere al male che ha sempre l’egoismo come prima radice.
 
Il discepolo è chiamato a seguire il Maestro sulla via che conduce alla vita eterna consumando per amor suo l’esistenza terrena. Questo è l’atteggiamento che realmente fa vivere la vita, la rende piena e la fa maturare. Un cristiano non è tale se non è impegnato nel bene.
 
Su questa via la morte non è una rottura tra questa vita terrena e quella eterna, ma un legame interiore, una continuità in cui “la vita non è tolta ma trasformata”.
 
Chi invece si chiude lontano da Cristo, o addirittura contro di lui, chi vive egoisticamente per sé stesso, va incontro alla morte eterna non vivendo realmente neppure questa vita.
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