28. Se tuo fratello ha qualcosa contro di te... - Zona Pastorale Borgo Panigale e Lungo Reno | Arcidiocesi di Bologna

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28. Se tuo fratello ha qualcosa contro di te...

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Mt.5

23 Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,
24 lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

Se si riflette bene su questo passo del vangelo pare che la normale logica si capovolga!
 
Perché, va bene il cercare d’essere d’accordo con tutti, ma qui Gesù richiede che la riconciliazione tra persone venga prima del rapporto con Dio. L’uomo viene prima di Dio!
 
Ma l’incredibile non si ferma qui; Gesù esige che questa “inopportuna” domanda di perdono parta addirittura dall’offeso e non dall’offensore. Siamo al di là di ogni limite!
 

 
Il moto di sorpresa e di contrarietà che ci coglie va sospeso, sappiamo bene che Gesù sa sempre quel che dice, allora occorre cercar di comprendere esattamente il suo discorso anche se sulle prime ci sconcerta.
 

 
Per riflettere adeguatamente partiamo dalle norme che regolavano i sacrifici cultuali al tempo di Gesù.
 

 
Nelle norme comuni a tutte le religioni del tempo, quando si offriva un sacrificio a Dio non era ammessa nessuna incertezza e nessuna interruzione di quanto il rito prevedeva, pena l’invalidità assoluta del sacrificio. Un’azione interrotta era considerata irrispettosa, e quando ci si rivolgeva a Dio nessun altro uomo doveva osare interrompere o interferire.
 

 
Solo per il sacrificio di espiazione di una colpa, secondo i rabbini, colui che offriva il sacrificio avendo recato danno al prossimo era tenuto anche a riparare il danno, quindi a riconciliarsi già prima di presentare l’offerta all’altare del tempio.
 

 
Ma nel caso del brano di Matteo non si parla di danno materiale ma solo di semplice offesa, e non si precisa che spetta all’offensore agire per primo in ricerca della riconciliazione, e si sollecita invece l’offeso ad agire in quel senso.
 

 
Gesù qui afferma l’importanza di un altro aspetto, superiore alla validità o all’invalidità dell’atto di culto, infatti non viene a proporre nuove leggi o a stravolgere quelle antiche ma intende cambiare l’animo dell’uomo.
 
Per Gesù la pace con il fratello è la premessa e la condizione per la pace e l’incontro con Dio.
 
Se per qualunque motivo l’offerente non sa di essere in pace con i fratelli, deve saper di non essere allo stesso tempo in pace nemmeno con Dio. Se tra lui e il prossimo vi è una frattura, un ostacolo, una divisione, è inutile avvicinarsi a Dio perché lo stesso ostacolo e la stessa divisione si troverà tra l’offerente e Dio!  
 
Ciò che impedisce il contatto con il fratello, lo impedisce anche con Dio.
 

 
Perché? Perché Dio ci vuole riconciliati; davanti a lui non possono trovarsi figli divisi tra loro.
 
Dio ama tutti dello stesso amore, è Padre per tutti, quindi desidera che i figli siano in comunione tra loro. L’offerta e la preghiera devono partire da una famiglia certamente unita nella fede al Padre, ma anche unita nell’amore.
 
A questo scopo non ha senso indugiare o tentennare chiedendosi chi è stato il primo ad offendere o di chi è la ragione o il torto! Certo, chi ha causato l’offesa dovrebbe muoversi per primo, soprattutto se questi intende mettersi a pregare (vedi Mc 11, 25), ma anche il non comprendere appieno che i legami fraterni sono comunque indispensabili è già in sé una grave mancanza, e quindi a tutti è richiesto di eliminare ogni ostacolo, anche per chi ritiene d’essere l’offeso, che non deve lasciare nessuna strada intentata per ottenere la riconciliazione con tutti ed essere aperto all’eventuale necessario perdono.
 

 
Nella S. Messa è richiesto il gesto della pace, non è un atto formale ed esteriore da intendersi più dovuto alla “buona educazione” che alla necessaria “fraternità cristiana”. Questo gesto, ora quasi sospeso a causa della pandemia, ha un’importanza grande, deve significare veramente la nostra ferma volontà di perdono, di intesa cordiale con gli altri cristiani.
 
Prima di unirci a sé, donandoci il suo corpo, Gesù desidera saperci uniti tra noi.
 
Avvicinandosi a Lui tutti abbiamo bisogno del suo perdono, c’aggiungeremmo invece un altro peccato se non perdonassimo attivamente chi ci ha offeso.  
 
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