31. Non è bene prendere il pane dei figli e darlo ai cagnolini - Zona Pastorale Borgo Panigale e Lungo Reno | Arcidiocesi di Bologna

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31. Non è bene prendere il pane dei figli e darlo ai cagnolini

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Mt. 15

 
 
21 Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone.
22 Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: "Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio".
23 Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: "Esaudiscila, vedi come ci grida dietro".
24 Ma egli rispose: "Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele".
25 Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: "Signore, aiutami!".
26 Ed egli rispose: "Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini".
27 "È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni".
28 Allora Gesù le replicò: "Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri". E da quell'istante sua figlia fu guarita.
 
 

Gesù si reca nell’estremo nord di Israele, nella zona prossima alla fenicia, in direzione dell’odierna Beirut.
 
Là incontra una donna straniera e pagana che le chiede di preoccuparsi della sua bambina che: “è crudelmente tormentata da un demonio”, noi diremmo che ha una grave malattia.
 
Gesù la ignora totalmente, tanto che i discepoli si sentono in dovere di prendere le partì di quella povera donna: “Esaudiscila”.
 
Gesù si rifiuta spiegando che la sua opera è volta agli ebrei e non ai pagani.
 
Ma quella donna, approfittando del colloquio tra Gesù e i discepoli, si avvicina si intromette e compie un gesto di adorazione del Signore prostrandosi davanti a Lui.
 
Gesù ancora nega il suo intervento, questa volta dicendolo direttamente alla donna e usa la definizione più gentile di “cagnolini” al posto di quella più secca con la quale gli ebrei definivano i pagani “cani”.  La risposta del Signore alla richiesta della donna è dunque negativa e le spiega che la carità di Dio, il pane, è rivolta agli israeliti e non ai “cagnolini”, non ai pagani.
 
Gesù manifesta questa resistenza, quasi fosse veramente duro di cuore, per forzare la donna a manifestare la sua fede in modo evidente. Ed essa, che ha ben compreso il motivo del rifiuto del Signore, manifesta la sua fede dicendo che la carità di Dio destinata si agli ebrei, ma non la esaurisce tutta, ne può restare ancora un po’ per gli altri popoli, le briciole di pane che cadono dalla tavola dei padroni e possono sfamare i cagnolini che stanno lì attorno.
 
Basta il solo gesto esplicito di fede per ottenere quanto richiesto, la figlia è guarita all’istante.
 
 
Il brano offre anche un’altra interpretazione in considerazione del fatto che sono i discepoli ad intercedere per la donna proveniente dalla terra straniera; è il ruolo della Chiesa (i discepoli anche loro, col Signore, presso i confini d’Israele) quello di intercedere e agire per la conversione degli idolatri, una tipologia di persone oggi ben più diffusa di quanto si pensi e anche attorno a noi.
 
 
Occorre poi ricordare anche il percorso inverso del ragionamento; la fede va manifestata, non basta dire di credere per essere cristiani. Bisogna sempre ricordare la parabola di Gesù in cui racconta dell’invitato senza veste idonea (cioè proprio senza fede manifesta, perché l’abito è ciò che direttamente si vede della persona) che viene gettato fuori dal banchetto del re (Mt 22, 1-14).
 
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